"Con la pista delle macchinine ci sono cresciuto!"
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Davvero! Non è una battuta: sono nato nel 1966
e la prima pista che ricordo era una
Dromocar a batterie in scala
1/43 regalo dei miei genitori. Credo mi sia stata regalata nel 1970...
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Le auto erano due bellissime Alfa Romeo Giulia
TZ (una grigia e l'altra rossa) e i "pulsanti" consistevano in una
scatola di plastica nella quale si inserivano delle pile da 4,5
Volt con sopra un volante che azionava un reostato: fantastici!
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Questa prima pista non so che fine fece, o meglio
che fine gli feci fare, so che quando su ebay ne trovai una confezione
ottimamente conservata mi diedi molto da fare per averla (e ci spesi
anche dei bei soldi!). Crescendo aumentarono le pretese e la scala degli automodelli: passai a giocare con le mitiche
Policar 1/32. Chi non ricorda la Ferrari P5 grigia e l'Alfa Romeo 33/2 Daytona rossa?
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Mi ricordo di pomeriggi passati
a farsi venire i calli al pollice destro, a inondare la pista di
alcool per ottenere l' effetto pioggia o alternativamente
usare il borotalco per l'effetto neve. Il tutto per percorrere curve "paraboliche"
di traverso che nemmeno al rally di Montecarlo vedevi certe
sbandate (quelli fighi ora le chiamano "powerslides").
"La pista" era uno
dei divertimenti più diffusi tra i ragazzini dell'epoca e prima
che le ragazzine (sempre quelle dell'epoca) cominciassero ad attrarre
la nostra attenzione, vennero costruite piste di lunghezza spropositata
assemblando scatole di provenienze diverse e rubando i caricabatterie
ai relativi padri per cercare di fornire la corrente necessaria
a questi tracciati "monstre" che non si "chiudevano" quasi mai e
una volta chiusi restavano tali solo fino a quando il solito "bamba"
non ci inciampava dentro...
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Sempre in quegli anni (si parla della fine degli
anni 70) scoprimmo con stupore che la Policar-Polistil non era l'unica
"realtà dello slot" (a dire il vero a 12 anni nè io nè i miei amici
parlavamo così) e venimmo a sapere dell'esistenza di piste a
sei e a OTTO CORSIE in scala 1/24
costruite in legno e non assemblate alla bellemeglio, scoprimmo
telai in alluminio, gomme in spugna arancione, liquidi "magici"
per aumentare l'aderenza...
A noi sembrava di essere sbarcati su Marte o di far parte della
serie "Spazio 1999", in realtà erano i resti fossili dell'ondata
di fervore slottistico degli anni 60. Cominciarono i "pellegrinaggi"
in treno a Monza dove in via Manzoni esisteva una sala giochi con
una pista in legno (6 corsie 6!) e in un attimo
di follia bruciai tutti i miei magri risparmi per comprare una MINIDREAM
scala 1/24 che usai forse 4 volte ma era oggetto di culto e venerazione
manco fosse stato il Santo Graal!
Anche questo mitico modello ha fatto la fine
della mia prima Dromocar: divorata dal Mostro Delle Cantine E
Delle Soffitte Che Tutto Fa Sparire; a volte si materializza
sotto la forma di fratelli minori incoscienti ed irrispettosi,
altre assume le sembianze di una madre con la scopa in mano ma
il risultato non cambia: quello al quale tieni non lo trovi più!
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Gli anni '80 segnarono il debutto della nuova serie
Polistil
175 e SHP, e ormai le ragazzine avevano avuto il sopravvento sui
pulsanti della pista, ma... un po' di nascosto (sarebbe stato deleterio
per la rispettabilità sociale) e un po' goliardicamente qualche
"pistone" tra amici lo si metteva in piedi ancora: le nuove macchine
della Polistil erano velocissime e ben curate, come potervi resistere?
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Poi arrivo' la patente, il diploma, il servizio militare, il lavoro,
la carriera (quale?)... e un ritorno di fiamma collettivo!!! Per
anni la sera della vigilia di Natale organizzammo dei festini a
base di salmone vodka e "pista delle macchinine", ci sembrava di
essere un po' "fuori età", ma la "pista", continuava a riscuotere
successo. Per cercare (forse) di dare un'aurea di serietà al tutto
scrissi la prima versione del programma per progettare le piste,
rigorosamente Polistil, che si può definire il "nonno" del software
attuale tCAD 5.5, e sempre in quest'ottica, nel cassetto restano sempre
i progetti del contagiri/cronometro elettronico e della camera car.
Insomma, ora che navigo attorno ai 40 anni, trovo scuse,
mi invento progetti, cerco di infilare qualcosa di professionale
in quella che resta comunque la mia passione: "la pista delle macchinine"
per farla sembrare meno ... infantile? Si, forse sono rimasto
bambino da qualche parte ma che male c'è? Sicuramente si fanno
meno danni così che a bombardare l' Afganistan!
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